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Amsterdam - Concertgebouw: Orlando Paladino volta il 6 Dicembre 1782, nel giorno dell'onomastico del Principe Nicola.
Nasce così questa opera e anche se i due illustri ospiti non si fermarono mai ad Esterháza, l'Orlando Paladino fu rappresentato per la prima La direzione di De Marchi ha reso comunque giustizia di questa pagina, imprimendo un ritmo serrato alla narrazione con una concertazione molto attenta ai valori del canto e volta a valorizzare un cast omogeneo e ben assortito dal punto di vista vocale. Onore quindi alla Radio Olandese che da sempre si fa promotrice, nell’ambito dei concerti radiotrasmessi del sabato mattina, della presentazione di titoli spesso colpevolmente assenti dai palcoscenici dei teatri d'opera, quali appunto, questo Orlando Paladino. Alessandro de Marchi ha dimostrato acuto senso del ritmo teatrale, sposando una lettura piena di brio con una concertazione accurata e ricca di dettagli, traendo ottimo partito dalla Radio Kamer Filharmonie che si dimostra perfettamente a suo agio in questo repertorio. Ben condotti da tutti i membri del cast i lunghi recitativi, grazie anche alla realizzazione del continuo al cembalo da parte di Giuliana Retali. Fra tutti spicca Pietro Spagnoli: fraseggiatore di gran classe, tratteggia un Rodomonte altero e prevaricatore, benissimo cantato e musicalmente impeccabile come ha dimostrato l'esecuzione della splendida aria Mille lampi d'accese faville. Cose davvero egregie anche da parte della Angelica di Henriette Bonde-Hansen alle prese con una parte tutt’altro che semplice e che la vede impegnata nella difficile cavatina Palpita ad ogni istante il povero mio cor e nella ancor più complessa aria Aure chete, verdi allori: davvero bella la sua linea di canto che poggia su una voce ben proiettata, estesa ed omogenea su tutta la gamma. Kenneth Tarver delinea un Medoro appassionato e volitivo, ma abbiamo trovato il suo canto non all’altezza della sua fama. Corretto, ma forse mai autenticamente personale e con un più di un sospetto di stanchezza. Buona, tutto sommato, la prova di Marcel Reijans nel ruolo del titolo, che unisce una linea di canto corretta ad una personalità non proprio debordante. Piace e diverte il pubblico l’Eurilla di Laura Cherici ma se l’interprete sfoggia un’irresistibile comunicativa la cantante non si distingue per il canto stilizzato a causa della disomogeneità del mezzo vocale. Accanto a lei il Pasquale di Nikolay Borchev, interprete altrettanto spigliato e cantante di mezzi considerevoli molto ben gestiti a cui è destinata la spassosa aria Ecco spiano. Ecco il mio trillo che pare anticipare di dieci anni (a voler riferirsi alla data della prima esecuzione pubblica accertata) il Maestro di Cappella di Cimarosa esponendo in pochi minuti un piccolo trattato di teoria musicale. Piacevole l’Alcina di Elena Monti, alle prese con una parte piccola ma interessante dal punto di vista musicale: l’entrata in scena di Alcina fra tuoni e fulmini non può non richiamare alla mente l’apparizione di Astrifiammante. Bene anche Peter Gijbertsen e Martijn Cornet, giovani promesse della scuola olandese, nei piccoli ruoli di Licone e Caronte. Edoardo Saccenti |
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