Le Recensioni di OperaWeb: Le Opere
 
Le Nozze di Figaro 
Autore:
 Wolfgang Amadeus Mozart
Interpreti:
Figaro: PIETRO SPAGNOLI, Basso
Susanna: PATRIZIA CIOFI, Soprano
Contessa d'Almaviva: BARBARA FRITTOLI, Soprano
Conte d'Almaviva: MICHELE PERTUSI, Basso
Cherubino: CLAUDIA NICOLE BANDERA, Mezzosoprano
Don Bartolo: ANTONIO ABETE, Basso
Marcellina: COSETTA TOSETTI, Soprano
Don Basilio: RICCARDO BOTTA, Tenore
Barbarina: PATRIZIA CIGNA, Soprano
Antonio: DOMENICO COLAIANNI, Basso
Don Curzio: ALESSANDRO COSENTINO, Tenore
Prima Ragazza: SILVIA MAPELLI, Soprano
Seconda Ragazza: ENZA CALLARI, Mezzosoprano 
Direttore:
Evelino Pidò

Data:
21 Dicembre 1997
Teatro:
Teatro Regio, Torino
(Allestimento del Grand Théâtre de Genève)


La Recensione
 di Marco Milano 

Si torna alla tradizione al Teatro Regio: dopo l'originalità delle inconsuete ma azzeccatissime Samson et Dalila e Candide, il direttore artistico Carlo Majer equilibra il cartellone con uno dei capolavori italiani di Mozart.
 Queste Nozze di Figaro vedono un cast d'eccezione, ed è dunque con grande interesse che ci accingiamo a recensire questa produzione, che ha visto l'aggiunta di alcune recite a causa dell'alto numero di prenotazioni, recite di cui l'ultima è stata sul punto di saltare per il solito sciopero, fortunatamente rientrato all'ultimo momento ma che ha creato non pochi disagi all'organizzazione.

Entriamo subito nel vivo, parlando della parte vocale di queste Nozze: splendide sono risultate la Contessa di Barbara Frittoli e la Susanna di Patrizia Ciofi. Ambedue dotate di incredibili preziosità nei pianissimi, hanno amalgamato dinamiche e fraseggio (raggiungendo la pura delizia nella Canzonetta su l'aria), ma hanno mantenuto quella sottile differenza timbrica che la vicenda richiede: la prima più scura nel registro medio-basso, la seconda più eterea e sognante, rispecchiando alla perfezione il ruolo interpretato. Le vette di due interpretazioni sempre di altissimo livello sono state ovviamente raggiunte nelle arie solistiche: la Frittoli ha fraseggiato il Dove sono i bei momenti con linearità ininterrotta, un legatissimo di soave tensione ed uniformità. Patrizia Ciofi nel Deh vieni, non tardar ha lasciato l'uditorio col fiato sospeso per la dolcezza del timbro, la purezza del registro acuto e le splendide chiusure di frase in diminuendo.
 Il Figaro di Pietro Spagnoli si è distinto per brillantezza e presenza vocale: il registro basso di Spagnoli è piuttosto debole, cosa venuta alla luce nei momenti in cui la tessitura Mozartiana piega decisamente verso le regioni più scure, ma è controbilanciato da un notevole squillo nella zona acuta, e la chiarezza del timbro ha permesso a Spagnoli di rendere la parte con colori vivaci, che congiunti alle abilità sceniche hanno creato un personaggio molto credibile ed adeguato.
 La parte del Conte d'Almaviva è stata interpretata molto validamente da Michele Pertusi, un basso dalla voce presente ed equilibrata, che ha cantato sempre con notevole musicalità e senza alcuna screziatura, fraseggiando con molta espressione quando richiesto dal ruolo (splendido il duettino Crudel, perché sinora con una poeticissima Ciofi).
 Il resto della compagnia si è dimostrato di grande qualità ed omogeneità, ed ha interpretato a tutto tondo il capolavoro mozartiano. Ricordiamo il bel timbro profondo di Antonio Abete nella parte di Bartolo e la morbidezza di fraseggio di Patrizia Cigna nell'arietta di Barbarina, mentre la bella vocalità brunita di Claudia Nicole Bandera, già da noi apprezzata più volte in questo teatro, a nostro avviso è risultata non perfettamente adatta alla parte del paggio, pur rendendo un Cherubino comunque di ottimo livello.
 Il Coro del Teatro Regio ha ben interpretato i pochi ma non facili interventi ad esso destinati, ed a parte uno sbandamento iniziale nel Giovani liete si è mostrato sempre all'altezza della situazione, con un ottimo amalgama tra le voci.

 Eccellente l'Orchestra del Teatro Regio: con un suono pieno ma dolce ha reso sempre su livelli impeccabili la non breve opera mozartiana, guidata da un ottimo Evelino Pidò. Questo direttore è dotato di una varietà di gesto molto rara, che gli permette di esprimere i contenuti musicali di ogni frase che dirige con morbidezza, chiarezza ed incisività. Un esempio di fusione tra musicalità del gesto e precisione delle figure ritmiche che molti direttori di oggi dovrebbero seguire.
 La lettura di queste Nozze data da Pidò è stata quasi perfetta, molto equilibrata, carica di poesia nei momenti patetici e robusta in quelli buffi. Abbiamo particolarmente apprezzato la sublime interpretazione del finale, con frasi splendidamente tornite e respiri adeguatamente dilatati.

 Valida la regia di Nicholas Hytner, ripresa da Vittorio Borrelli: gli ambienti erano pensati nel senso della profondità, con prospettive accentuate ma senza eccessi metafisici. Si respirava un autentico spirito settecentesco, tra colori perlacei, stanze ariose ed illuminazione adeguata. Le decorazioni rococò, la rada mobilia ed i pavimenti tirati a specchio contribuivano all'effetto globale di grazia, armonia ed essenzialità.
 Come detto all'inizio, il successo di pubblico per queste Nozze è stato tale che la direzione ha dovuto addirittura aggiungere delle recite, ed il tutto esaurito è stato una costante. Il foltissimo pubblico ha mostrato di gradire tutti i protagonisti dell'ottimo cast con un entusiasmo non usuale da queste parti, ed ha gratificato con applausi insistenti anche la regia e l'eccellente Pidò. 
<== Back