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"L'elisir d'amore" Napoli Febbraio 2005
Recensione del 24/02/2005
"Elisir" che incanta!
Dallo scorso 13 febbraio al Teatro di San Carlo di Napoli è di scena il nuovo allestimento de "L’elisir d’amore" di Gaetano Donizetti, firmato dalla regia di Massimo Ranieri. “La mia idea ha detto il vulcanico artista che per la prima volta si cimenta in una regia lirica è quella di prendere questa storia d’amore, di sotterfugi e di burle e di restituirle l’universalità. Rinuncerò alla macchina scenica ottocentesca, alle parrucche e alle gonnone per puntare tutto sulla storia d’amore. La favola acquisterà ritmi cinematografici: la tranquilla vita quotidiana di un paesino viene sconvolta dall’arrivo di una troupe che deve girare un film ispirato, appunto, all’Elisir d’amore”.
Ed è quello che Ranieri ha fatto. L'Elisir d'amore, frutto tardivo e miracoloso che nasce e matura sul declinare della tradizione dell'opera buffa, è un'opera entusiasmante ma anche pericolosa, tanto per gli interpreti quanto per i registi che ci si sono cimentati; non ci vuol molto, infatti, a incrinarne il delicato equilibrio tra comicità e malinconia. Su questo sottile leit motiv si dipana, in maniera molto convincente, lo spettacolo firmato da Ranieri, il quale ha dunque spostato l'azione agli anni '50 e '60 del secolo Novecento, immaginando una troupe cinematografica nella piazzetta principale di un piccolo paesino per girare un film ispirato alla trama dell'opera; Un'operazione che non ha fatto perdere all'opera la sua atmosfera fiabesca grazie anche alle scene acquerello di Tullio Pericoli (al suo terzo diverso allestimento dell'Elisir) e ai vivaci costumi di Nanà Cecchi. Volutamente maliziosa l'idea di Ranieri di porre in fondo al palcoscenico, quasi invisibile eppure sempre presente, il "regista" della pellicola: un personaggio che mai si vede in viso ma che, vuoi per il cappello che indossa vuoi per la leggendaria sciarpa rossa, ha un che di... felliniana memoria! Quasi a significare che la magia, la regia, il cinema, il sogno sono tutti racchiusi lì, avvolti da quella sciarpa rossa simbolo stesso dell'Arte.
Sul podio dell'Orchestra e Coro del San Carlo, il maestro Paolo Arrivabeni, che con la sua bacchetta regala toni credibili e ritmi spigliati, anche se qualche minimo "eccesso" di brio sparso qua e là rischia in qualche momento di compromettere l'armonia con i cantanti, davvero determinanti per il successo dello spettacolo. Pietro Spagnoli riveste perfettamente il ruolo di Belcore; peccato non aver potuto godere della voce di Ildebrando D'Arcangelo, uno dei migliori Dulcamara mai visti in palcoscenico, il quale è stato costretto a dare forfait nella replica del 23 febbraio a causa di un forte attacco di influenza. L'interprete che lo ha sostituito, Filippo Morace, si è però dimostrato alla stessa stregua del suo collega; l'Adina interpretata da Mariola Cantarero dimostra ottime doti di agilità e intonazione; infine l'eleganza vocale di Mattiew Polenzani (Nemorino) che infonde al suo personaggio una grazia davvero non comune riscuotendo, dopo l'esecuzione della celebre Una furtiva lagrima, diversi minuti di applausi da parte di un pubblico entusiasta e visibilmente emozionato che a viva voce ha richiesto il bis. Il cantante, diversamente da come avvenuto la sera della prima, lo ha amabilmente concesso.
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