Aix-en-Provence,
un'estate nel segno di Mozart

di Giuseppe Pennisi 

C'è un legame molto forte tra "Così fan tutte" di Wolgang A. Mozart ed il Festival International d'Art Lyrique di Aix-en-Provence; è stata l'opera rappresentata all'edizione inaugurale della manifestazione, 52 anni fa, quando Mozart era poco conosciuto al pubblico dei teatri lirici francesi ed è, con il "Don Giovanni", quella che da allora ha avuto più allestimenti. Mentre mezzo secolo fa, in un'aria di festa, gli spettacoli venivano dati su un piccolo palcoscenico provvisorio nel cortile del Palazzo dell'Arcivescovato, oggi, nello stesso cortile, è stato costruito un teatro all'aperto fisso per 1500 posti ed un boccascena di grandi dimensioni, dove ci vuole davvero maestria per gestire un raffinato gioco erotico in cui appaiono solo sei personaggi e, in due occasioni, un piccolo coro. 

L'allestimento è stato affidato a Chen-Shi-Zeng, il mitico giovane regista cinese che ha portato in Europa ed in America "Il Padiglione delle Poenie" opera del tardo cinquecento pechinese in 55 scene, per oltre 40 ore complessive di spettacolo. Peter Babs, autore di scene e costumi, asseconda Chen-Sh-Zeng ponendo il "dramma giocoso" in due atti di Mozart-Da Ponte non nei caffè e nella villette napoletane ma in uno smisurato giardino cinese dove le simmetrie de "La scuola degli amanti" (il sottotitolo dell'opera) vengono accentuate da movimenti (anche e soprattutto delle mani) studiatissimi ed in linea con la partitura. 

L'attuazione di questo raffinato, ma complicato disegno complessivo è reso possibile da sei cantanti-attori giovani e brillanti; in primo luogo, l'italiano
Pietro Spagnoli (la cui voce si è leggermente scurita negli ultimi anni ed è ora perfettamente adatta al ruolo di baritono-basso di Don Alfonso) e le due "sorelle ferraresi" (Alexandra Deshortie e Liliana Niketeaunu); Stephan Genz (Guglielmo) conferma gli applausi meritatisi questa stagione alla Scala; dopo alcune incertezze iniziali, Jeremy Ovenden vola alla grande nelle colorature e legati lirici richiesti a Ferrando; spigliata e divertente la Despina di Graciela Oddone.
Altro ingrediente essenziale del successo dello spettacolo (co-prodotto con il Théâtre National des Champs Elisées, dove si vedrà in ottobre e già annunciato in altri teatri europei) è René Jacobs alla guida Concert Köln, orchestra specializzata nel repertorio del XVIII secolo ed a cui si deve già un ottimo "Così" in cd. Specialmente buoni, in particolare, i fiati, che spesso, nelle edizioni delle opere mozartiane, hanno un ruolo meno sottile di quanto inteso da Wolfgang Amadée e che in alcune edizioni italiane (ne ricordiamo una a "La Fenice" del 1990) sconfinano nel pompieresco. Il pubblico applaude a lungo, nonostante il gelido maestrale che quest'estate ha contrappuntato molte rappresentazioni all'aperto del Festival di Aix.
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