Visto e sentito
Gioacchino Rossini
Parigi: "La Cenerentola"

Théâtre des Champs-Élysées

(di Alessandra Cavagna)
Data dello spettacolo: 18/05/2003
Sono a Parigi, in un ristorantino poco lontano dal Teatro degli Champs Élysèes, dove non più di un’ora fa assistevo ad uno dei più strani allestimenti di Cenerentola che mi sia capitato di vedere.
Ma partiamo dall’inizio: il teatro è carino, semplice e non molto grande; entrando noto la presenza di molti bambini anche piccolissimi. “Sarà perché è una Cenerentola” mi dico, e penso che in Italia non capita mai di vederne così tanti.
Non c’è una vera e propria buca dell’orchestra e i musicisti sono, per così dire, quasi in platea. La scena è già aperta e mostra un’impronta registica evidentemente moderna, perché la malandata dimora del Barone di Montefiascone è trasformata in uno sgangherato bar di periferia: il “Bar Magnifico” come indica una scritta rosa al neon con due lettere non illuminate. Lo spazio è ridotto: a sinistra vi sono sedie e tavolini, a destra il bancone, scaffali con bottiglie e una macchina per il caffè. Sulla parete di fondo, oltre ad un televisore sopra la porta d’ingresso, sono appese alcune foto della Juventus(!)
Quasi subito entra Evelino Pidò e ha inizio l’ouverture. L’orchestra non mi fa inizialmente una grande impressione, ma avrò ben presto modo di ricredermi nel corso dell’opera.
Le prime scene sono abbastanza insolite, anche con qualche eccesso (Don Magnifico, cioè Corbelli, entra in vestaglia e quando se la toglie mostra una maglia della Juventus con, ben visibile, il nome di Trezeguet).
Io mi chiedo, ancora con un po’ di apprensione se sia valsa davvero la pena di venire fino a Parigi per vedere uno spettacolo che in fondo non mi sembra eccezionale come avevo sperato che fosse. 
A togliermi ogni dubbio (ma in senso buono) poco dopo c’è l’entrata di
Pietro Spagnoli, travolgente e divertentissimo Dandini. Da questo momento, forse anche grazie al mio stato d’animo, l’opera cambierà completamente in un crescendo di simpatica follia. Gli esempi che potrei portare sono molti: come l’entrata di Alidoro in “Qui nel mio codice”, quando si presenta vestito da poliziotto americano, con grandi occhiali da sole, manganello e aria spavalda. Oppure quando, nell’aria “Là del ciel nell’arcano profondo”, di fronte al sipario chiuso, lo stesso Alidoro in giacca e pantaloni bianchi si esibisce in un ballo che ricorda da vicino quelli dei musical, con il coro che fa lo stesso schierato alle sue spalle. Un ballo simile, ma questa volta di tutti i protagonisti, si ha alla fine dell’atto, sul finire di “Mi par d’essere sognando”: insolito (per un’opera) ma perfettamente adattato alla musica di Rossini.
Altre idee registiche curiose sono per esempio il duetto Dandini-Don Magnifico in cui i due cantanti sono avvolti in grandi asciugamani bianchi, come se la scena si svolgesse in una sorta di sauna o bagno turco. E poi il duetto del primo atto “Zitto, zitto; piano, piano” in cui si vede un Dandini “dj” con cuffie in testa e dischi, che si muove a tempo di musica e coinvolge poi nel suo gioco anche l’inizialmente preoccupato principe Ramiro.
Forse questa stravagante regia poteva in alcune scene distrarre un po’ l’attenzione dalla musica, ma io credo che se il cast è di buon livello e la compagnia affiatata, questo problema non ci sia, ed effettivamente io non l’ho avvertito. Nel complesso direi che tutti i cantanti sono stati convincenti: Vivica Genaux è stata una buona Cenerentola, sicura e agile quanto basta (purtroppo mi hanno un po’ infastidita le eccessive smorfie del viso nei passaggi di agilità); piacevole anche il Don Ramiro di Paul Austin Kelly, anche se non sempre nel registro acuto riusciva a mantenere a fuoco i suoni. Corbelli è stato molto divertente, non eccezionale dal punto di vista vocale, ma bravo nella recitazione.
Sicuramente i migliori del cast: Pietro Spagnoli e Ildebrando D’Arcangelo.
Il primo, ottimo attore (ma certo non da meno come cantante), ha impersonato un irresistibile Dandini, sbruffone e simpatico, sempre padrone della scena.
Il “sapientissimo Alidoro” invece, di solito rappresentato come un saggio vecchio e austero, era affidato ad Ildebrando D’Arcangelo e trasformato in un personaggio buffo; quasi sempre in scena (nonostante la brevità della parte cantata), a lui era spesso affidata la parte registicamente più divertente e appariva ora come consapevole regista degli eventi (nell’aiutare l’unione tra i due protagonisti), ora come una sorta di personaggio esterno e dispettoso (per esempio durante il sestetto “Questo è un nodo avviluppato” la scena si fermava, i cantanti restavano pressoché immobili, mentre lui si aggirava tra loro e sembrava divertirsi a disturbarli). 
Il pubblico si è evidentemente divertito moltissimo, e a fine spettacolo lunghi applausi e successo per tutti.
Qualche puritano avrebbe potuto probabilmente scandalizzarsi (anch’io, lo ammetto, sono un’amante del classico); eppure ho trovato questo spettacolo incredibilmente divertente, simpatico e piacevole ma, cosa ancor più importante, di buon livello musicale. Un pomeriggio decisamente ben speso


Date: Sat, 24 May 2003
" La Cenerentola " by Giochino Rossini
Théatre des Champs-Elisées

Paris

Thanks to France Musiques's Saturday afternoon direct net feed, from the Theatre des Champs-Elysees, many were able to enjoy Evelino Pido's direction of Concerto Koln in Rossini's La Cenerentola.  Considering it was Rossini, the performance went remarkably well.

Concerto Koln was able to revamp the standard circus music sound of the score.  Their powerful stings blended with the background event horizons of the horns to provide the perfect foil for our friend the soaring piccolo to give us distinction.  Pido offered brisk tempi and a discerning feel for each part's resources.  At the end of Act I of Cinderella, Concerto Koln's presto take of "Zitto, zitto: piano, piano" was splendidly invigorating.

The vaunted Vivica Genaux sounded a lot like an historical recording - you remember 78 rpm, sure you do.  No guts, just a meandering wobble that was often flat.  Perhaps the grand opera types are happy?

Ildebrando d'Arcangelo was Alidoro and will be Figaro in Jacobs' Jun 2004 reprise.  He had a strong sound, nice tone but was a schlock rocker.  This kid needs diction lessons fast.  The world of opera that tries to substitute variations on vibrato for articulation and phrasing is a pathetic joke.

Carla di Censo was superb as the catty Clorinda.  Her stylish pizzicato and terrific top notes made for elegant ensemble.  She nailed her last solo, sometimes known as Clorinda's final scream.  Di Censo held the line in and brought out a refined, astonishing phrase that was incredible.  Recasting the Jacobs' CD recording of Figaro, let's go with Ciao Carla for Susanna and bring in Miah Persson for the contessa.  That could be true excellence.

Dandini was sung by that commanding baritone,
Pietro Spagnoli.  His partnering and full throttle performance leant the production resonance and clarity.  The moment of the match was Spanish's final solo.  It starts with him quietly singing this jazzy little dance section.  Concerto Koln's strings build in, raising the tonal tension.  Spagnoli hits turbo voice, blows through and while hanging out there manufactures a marvelous modulation.  It was a flash of brilliance.

 
"La Cenerentola" o il trionfo della perfezione

La cenerentola, ossia la bontà in trionfo
melodramma giocoso in 2 atti
di Gioachino Rossini

libretto di Jacopo Ferretti dal libretto di C.G. Etienne (1810) per Isouard e Steibelt
prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle 25 gennaio 1817

Théâtre des Champs Elysées
Parigi

21 maggio 2003

Sul finire della stagione, in una Parigi presa d'assedio dagli scioperi, ecco che spunta, come d'incanto, lo spettacolo più bello dell'anno. E chi lo avrebbe pronosticato? Certo, erano molti gli elementi che facevano pensare che "La Cenerentola" proposta dal Théâtre des Champs Elysées avrebbe funzionato senza troppe difficoltà. Ma la riuscita supera tutte le più rosee previsioni, finendo per offrire al pubblico una macchina semplicemente perfetta: tutto funziona. L'effetto è quella di una "semplicità" sapientemente preparata e calibrata, che conquista sin dai primi minuti.
Fin dal momento in cui si prende posto a teatro, la scena svela un fantomatico "Bar Magnifico": una vistosa insegna in neon rosso, con un paio di lettere fuori uso, tanto per indicare la decadenza del luogo. Si è da qualche parte a New York, forse la "Little Italy", comunque, non c'è dubbio che c'è una "italianità" ben esibita: foto di cantanti mischiate a quelle di squadre di calcio, la televisione sempre accesa con una partita in corso, arredamento tristemente efficace con finto legno plastificato alle pareti da bar dello sport di una qualsiasi provincia italiana. Volgarità ribadita con fierezza dai comportamenti e dagli abiti dei personaggi: Don Magnifico, in versione casual, indossa la maglia della Juventus, ma quando si deve fare bello per la festa dal principe si infila in un completo sgargiante preso in prestito a certi cantanti di liscio che fanno furore in agosto nelle piazze di paese. Tutto è eccessivo, e in fondo affatto originale. Vedendo la regia di Irina Brook con i costumi di Sylvie Martin-Hyszka e le scene di Noëlle Ginefri ci si può divertire a rintracciare le citazioni evidenti da spettacoli già visti. Eppure funziona a meraviglia. Irina Brook ha capito lo spirito dell'opera italiana di cui controlla i codici. E, a momento opportuno, mostra pure ironia nei confronti del mondo a cui la regista appartiene: il palazzo di Don Ramiro non è niente altro che un magnifico appartamento new-yorkese in cui un'aspirapolvere fa la funzione di oggetto d'arte. La sola perplessità dello spettacolo concepito dalla Brook nasce dalla presenza a volte ingombrante dei gesti: la musica di Rossini può anche essere lasciata da sola per qualche momento. 
Il cast si segnala per una lussuosa ricchezza di eccellenti cantanti. Vi sono solo "primi ruoli". Per altro, l'attenzione della regia sulla recitazione fa sì che ogni personaggio acquista una sua importanza non solo (e non tanto) in funzione del canto, ma anche per la semplice presenza fisica (mai passiva, ovviamente). Ecco allora che la parte, francamente secondaria, di Alidoro diventa essenziale, permettendo così di scoprire un attore eccellente in Ildebrando D'Arcangelo.
Pietro Spagnoli pure conferma le sue doti non comuni di recitazione: grazie ad un controllo di ogni gesto, sa sdoppiarsi in due personaggi, il Dandini caricatura di un principe assai poco credibile e poi il servo astuto, sempre pronto. Da un punto di vista vocale, Spagnoli pare acquistare sempre di più pienezza nei gravi, confermando le eccellenze abituali di timbro e volume. La star della serata è ovviamente Vivica Genaux. Reduce da un "Rinaldo" in scena assai deludente, il mezzosoprano, lanciato dal disco dedicato astutamente a Farinelli, è una Cenerentola tecnicamente solidissima (basterebbe il rondò finale a provarlo) e stilisticamente sempre adeguata alla parte. Se in passato si poteva nutrire qualche dubbio sul suo volume, in questa produzione si integra a meraviglia con gli altri e, soprattutto, con l'eccellente Concerto Köln. Bravissimi tutti gli altri componenti della troupe: ricordiamo almeno Alessandro Corbelli e le due eccelse sorelle, Carla Di Censo e Lidia Palacios. Infine, il tenore americano Paul Austin Kelly svela un timbro bellissimo (un po' ingessato invece come attore). 
Dalla fossa, Evelino Pidò si conferma un regista sapiente. Sa dosare i volumi, amalgamando alla perfezione gli strumenti "originali" del complesso tedesco con le voci: l'equilibrio finale è sempre magistralmente regolato e il tutto non soffoca mai il particolare. Pidò sceglie tempi rapidi, anzi a volte rapidissimi, approfittando del virtuosismo del Complesso Köln (specie degli archi). Ma i tempi non risultano mai gratuiti: al contrario sembrano legittimati dalla musica. Una dose di scarica elettrica che dai leggii finisce sulla scena.
France Musiques ha registrato la serata. Non c'è che da augurarsi che lo spettacolo finisca presto in disco e, soprattutto, in DVD. "La Cenerentola" della coproduzione Théâtre des Champs Elysées/Comunale di Bologna ha segnato il trionfo della perfezione. Un paziente lavoro di équipe che non può essere lasciato negli archivi.


Alessandro Di Profio

www.mittelloge.de/rezensionen/auffuehrungen/paris/2003/paris_180503.htm


Date: San, 18 May 2003
" La Cenerentola " by Giochino Rossini
Théatre des Champs-Elisées

Paris

Irina BROOK stammt aus einer Theaterfamilie. Ihr Vater Peter Brook macht seit Jahrzehnten interessante Inszenierungen in Paris (und auch anderswo), die Schauspielerin Natasha Parry ist ihre Mutter. Irina Brook ist daher „theatralisch vorbelastet“. Mit 18 schickte Papa Peter sie nach New York; daher kennt sie die Atmosphäre der Stadt sehr gut. 

Da das Aschenputtel-Thema zeitlos ist und überall spielen kann, dachte Brook, „Cenerentola“ in das italienische Viertel New Yorks „Little Italy“ zu verlegen. Don Magnifico ist ein kleiner, pensionierter und heruntergekommener Mafioso und hat das schwer verdiente Geld in die „Bar Magnifico“ (natürlich!) investiert. Ramiro ist ein wohlhabender „young upward moving professional“ und wohnt in einem Penthouse in etwas neureichem Stil. 

Brook hatte als Komplizen Nöelle GINEFRI für die Szenografie und Sylvie MARIN-HYSZKA für die Kostüme angeheuert. In nicht ganz funktionierenden Neonröhren prangt „Bar Magnifico“ über der Theke. Das obligate Mobilar einer italienischen Bar (Espresso-Maschine, Fruchtpresse, Barhocker, Tische etc.) ist mit allen Gemeinplätzen der italienischen Emigranten-Nostalgie vervollständigt: Venedig-Plakat, italienische Illustrierte, Fotos italienischer Fußballmannschaften (Magnifico trägt ein Trikot von „Juventus“), der obligate schwarz-weiß-Fernseher ist auf italienische Fußballmatchs fest eingestellt, Fußballpokale, eine Schnür-Tür und Neonleuchten. 

Ramiros Penthouse ist sehr teuer, ganz in weiß dekoriert, mit Designmöbeln der 60er Jahre, einem „stilvollen“ Staubsauger und einem riesigen Panoramafenster, auf das alle möglichen Dinge projiziert werden, Stadtpläne oder die Skyline des nächtlichen New York, ein Rosenherz, die beiden sich schminkenden Schwestern, der Auftritt der verschleierten Angelina im 2. Akt, Champagner-Blasen und am Schluß: „The End“ wie in alten Hollywood Filmen. Zwei riesige graue Damenschuhe thronen im Hintergrund (dieser Seitenblick auf Perrault ist nicht nötig gewesen, da Rossinis Librettist Jacopo Ferretti ja die Schuhe durch zwei gleiche Armreifen ersetzt hatte). Die blendende Beleuchtung von Zerlina HUGHES und die amerikanisierende „swingende“ Choreographie von Cécile BON waren komplementär. In diesem ungewöhnlichen Dekor führte Irina Brook die ausgezeichnete Sängerschar – alle Spezialisten dieses Repertoires – humorvoll mit leichter Hand. 

Vivica GENAUX (aus Alaska!) als Angelina war stimmlich absolut perfekt, sie meisterte die atemberaubenden Koloraturen mit Leichtigkeit und stupender Technik. Sie ist bildschön und spielt sehr amüsant und ist eine Augen- und Ohrenweide. Der neureiche Ramiro war Paul Austin KELLY, der sportlicher Ami in Jeans und Blazer. Er verwendet außerdem seine schöne Tenorino- Stimme bestens und amüsiert sich sichtlich. 

Carla DI CENSO und Nidia PALACIOS waren die beiden unausstehlichen Schwestern, Clorinda und Tisbe. Sie waren perfekt als verwöhnte, dumme Gänse, die nach der Morgengymnastik am Fernsehen, sich dauernd frisieren oder schminken. Alessandro CORBELLI war Don Magnifico, der Vater der drei jungen Damen, ein Spezialist des Rossinischen Belcanto. Er singt und spielt den verbürgerten Haustyrannen und Barbesitzer absolut umwerfend. Ebenso hinreißend war
Pietro Spagnoli als Dandini, der im Stadtpelz den verkleideten Prinzen als perfekten Playboy spielte. Er singt göttlich, und die beiden Schwestern reißen sich natürlich um ihm. 

Ildebrando d’ARCHANGELO hat den prädestinierten Namen für Alidoro, den Schutzengel der armen Angelina. In weißem oder schwarzem Frack (mit weißen Schwanenflügeln!) oder als New Yorker Polizist (!) schreitet Alidoro ein, der Drahtzieher und Deus ex machina, bisweilen mit „slapstick humor“. Er verwendet seinen gut tragenden Baß mit Geschmack und Kunst. 

Die Musiker des CONCERTO KÖLN waren für Rossini „verborgt“ und amüsierten sich dabei bestens. Evelino PIDÒ, der Spezialist für italienischen Romantik, führte die ganze vergnügte Truppe mit souveräner Maestria. Ebenso blendend waren die extra engagierten sechzehn jungen Männer des CHOEUR DU THÉATRE DES CHAMPS ELYSÉES, die in phantastischen, sehr bunten Kostümen sangen und tanzten. 

Die auf der Bühne herrschende gute Laune sprang oft auf den Zuschauerraum über, wo das Publikum aus vollem Hals lachte und mit tosendem Beifall alle Künstler feierte. Ein absolut perfekter Abend! wig. 

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