| Le Recensioni di OperaWeb: Le Opere Cenerentola Autore: Gioachino Rossini Interpreti: Don Ramiro: Bradley William, Tenore Dandini: Pietro Spagnoli, Baritono Don Magnifico: Matteo Peirone, Basso Buffo Clorinda: Costanza Nocentini, Soprano Tisbe: Nicoletta Curiel, Soprano Angelina detta Cenerentola: Monica Baccelli, Mezzosoprano Alidoro: Roberto Scaltriti, Basso Direttore: Gianluigi Gelmetti Orchestra e Coro: del Teatro Carlo Felice di Genova Data: 27 Marzo 1997 Teatro: Teatro Carlo Felice, Genova (Allestimento del Teatro Comunale di Bologna) La Recensione di Marco Milano Grande serata per gli amanti di Rossini al Teatro Carlo Felice di Genova: va in scena la Cenerentola, capolavoro del pesarese, e sul podio c'è uno dei più grandi interpreti rossiniani al mondo, Gianluigi Gelmetti. Ma la serata sembra prendere una brutta piega, quando poco prima dell'inizio viene annunciato che Bruno Praticò e Juan Diego Florez sono ambedue ammalati, e saranno sostituiti dagli interpreti di seconda compagnia. In un colpo solo perdiamo Don Magnifico e Don Ramiro, e non è cosa da poco. All'entrata in scena del giovane savonese Matteo Peirone ci rendiamo però subito conto di essere di fronte ad un Don Magnifico coi fiocchi: Peirone ha un'emissione sicura che raggiunge il pubblico con facilità, un timbro caldo e piacevole, ed abilità sceniche da veterano. Un'interpretazione entusiasmante, grazie anche alla perfetta dizione nei recitativi, sempre comprensibili ed incisivi, ed al numero impressionante di parole al secondo che Peirone riesce ad emettere, sempre con voce timbrata e penetrante, nelle celebri cabalette. Considerata la giovane età, ci aspettiamo grandi cose da questo autentico "buffo". Ma non tutto può andare così bene nelle sostituzioni: il Don Ramiro di Bradley William è stato tutto meno che principesco: voce piccola, da "tenorino" d'altri tempi, priva di risonanze, ha eseguito con bravura le agilità, ma è spesso risultato inudibile nei recitativi, nonostante la voce penetrante, e si è esibito in incredibili falsetti nelle note più acute della parte, che hanno provocato mormorii di disapprovazione tra il pubblico. A parte le carenze specifiche di questa voce, siamo dell'opinione che anche in Rossini il tenore debba avere una voce di un qualche spessore, seppur nell'ambito "chiaro" richiesto dai ruoli di agilità, altrimenti si rischia di perderne la figura interpretativa: "amoroso" sì, ma pur sempre uomo, perdipiù principe! Ottima prova ha invece dato Pietro Spagnoli nel ruolo di Dandini: una voce baritonale di grande bellezza e ricchezza timbrica, che ha dato importanza al ruolo del cameriere/principe, tanto che al posto di Cenerentola non avremmo avuto dubbi nella scelta. Il basso Roberto Scaltriti è stato un Alidoro valido: voce non molto "ricca" ma interpretazione uniforme e di buon livello. Non è sembrato un "messo del cielo", ma maturando può acquistare la profondità di risonanze richiesta dal ruolo. Passiamo ora ai ruoli femminili: la Cenerentola/Angelina di Monica Baccelli è stata certamente valida, con molte ottime cose e qualche piccolo difetto. La sua voce ha un timbro scuro, caldo e suadente, il fraseggio è stato spesso prezioso, stupendi i pianissimi, dolcissime le chiusure di frase. Un'interpretazione di grande livello, anche musicale, in cui gli unici problemi sono apparsi negli acuti, talvolta "stimbrati", e nelle agilità più ostiche della sua parte, che seppur sonore sono sembrate un po' sfocate e carenti di rotondità. Le sorellastre sono state validamente interpretate dai due soprani Maria Costanza Nocentini (Clorinda) e Nicoletta Curiel (Tisbe), con una leggera prevalenza di quest'ultima nella bellezza del timbro. Il Coro del Carlo Felice è stato all'altezza del compito, potente e preciso, anche se talvolta i tenori hanno mostrato delle durezze eccessive nel forte. La direzione di Gianluigi Gelmetti è stata, come facilmente prevedibile da questo grande direttore operistico, musicalmente interessante, compatta, agile, priva di eccessive concessioni "teatrali". I celebri crescendo sono stati eseguiti alla perfezione, con nettezza e perfette gradazioni sonore. Unici piccoli difetti: l'equilibrio sonoro tra palco e buca, che talvolta è stato troppo a favore di quest'ultima, "coprendo" le voci più leggere, ed alcune uscite poco aggraziate degli ottoni. Gelmetti ha diretto con un gesto di grande bellezza ed efficacia, sempre pronto a dedicarsi alternativamente ai cantanti ed all'Orchestra del Carlo Felice, che da parte sua si è esibita in un'ottima prova, con notevoli individualità tra i fiati. La regia di Roberto De Simone, ripresa da Fabio Sparvoli, è stata un sollievo, nel panorama sconfortante offerto oggi da molte regie operistiche: grandi scaloni, sfondi un po' oleografici ma suggestivi, interpretazione teatrale giustamente improntata al favolistico e non al comico a tutti i costi, costumi sgargianti ed efficaci. In definitiva, una bella serata rossiniana, allietata da una valida Cenerentola ed un ottimo Dandini, dalla bacchetta di un grande direttore rossiniano e dalla bella sorpresa rappresentata dal giovane Don Magnifico. |
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